giovedì 2 giugno 2016

A PROVA DI CANE: CAFFETTERIA LILU' (Bologna)

A PROVA DI CANE
Luoghi in cui i nostri amici a 4 zampe sono i benvenuti.
A Prova di cane è una rubrica che segnalerà ai cittadini, l'alta qualità di esercizi commerciali, strutture e luoghi in cui il nostro fedele compagno a 4 zampe è benvenuto. Non solo, testeremo la qualità e la cortesia per rendervi un servizio da testare. Non credete a me, Provate!
Oggi parliamo della
Caffetteria Lilù in via Benedetto XIV a Bologna

A Bologna esiste un piccolo angolo di Francia, la Caffetteria Lilù, in via Benedetto XIV, appena girato l'angolo di via San Vitale. Ci sono entrata casualmente per prendere un caffè con la mia fedele Pallina e mi son ritrovata in un posto bellissimo, ricco di prelibatezze. Dal dolce al salato, prodotti scelti con cura. Sul bancone vicino alla cassa, un contenitore con dei gianduiotti a segnare la distinzione con gli altri locali. Pallina si è trovata subito a proprio agio, coccolata da Melody, la proprietaria.
Vengo subito attratta da un tramezzino di verdure, non tutti i bar li hanno, e ne chiedo uno. Poi guardo la vetrinetta con le pietanze per il pranzo e scorgo una lasagna di funghi che mi alletta. E la ordino. Buonissima... :-)
Mi guardo attorno e percepisco Parigi, o un locale della Provenza francese e mi immergo in questa sensazione...

Pranzo con calma, mentre Pallina beve e mi faccio coccolare dalla musica che mi ambienta ancor di più ... da Edith Piaf a Dalidà, ricordi della Francia che amo.
L'entusiasmo di Melody nel raccontare la sua attività mi fa stare bene e ci scambiamo i contatti, mi porta al tavolo il suo bigliettino, raccomandandomi di cercare nei social le foto del locale, ma io preferisco immortalare questo momento e sentirmi a casa, qui, ora...

Pallina è calma, sdraiata, rilassata...


Un ultimo sguardo e andiamo... Melody mi fa visitare il locale e anche la splendida Toilette...
Ci sono ritornata... e ho trovato la stessa sensazione...
Io non chiedo di credere a me, ma provate, sperimentate e poi ... raccontatemi...


(Pallina e La giornalista girovaga...)




mercoledì 9 marzo 2016

Visto e BOCCIATO: Farmacia di via Marzabotto 14

VISTO E BOCCIATO
è una rubrica che segnalerà ai cittadini, la bassa qualità di esercizi commerciali, uffici, 
luoghi pubblici ecc.
Questa sera parliamo della
Farmacia di via Marzabotto 14 a Bologna


Quando invece di un atto di gentilezza riceviamo un atteggiamento di scortesia. 
Con questo articolo si intende porre l'accento su tante piccole azioni sgarbate alle quali siamo quotidianamente abituati.

Entro nella farmacia di via Marzabotto e chiedo gentilmente al farmacista di cambiare una banconota da 20 euro con due da dieci. Il farmacista in un primo momento prende dalla cassa le banconote da 10 (erano almeno 30 pezzi), poi pentito, si rivolge alla collega chiedendo se potessero cambiare le banconote. La collega, in modo totalmente sgarbato, risponde che ne hanno poche e che servono loro solo per il resto. A quel punto decido di comprare uno spazzolino da denti per avere in cambio 10 euro. Ovviamente le ho ottenute.
Queste sono le normali attitudini di un esercente abituato a trattare a pesci in faccia i propri clienti. Non sarebbe cambiato nulla se la farmacista in questione avesse permesso al collega lo scambio. Ma quello a cui tenevano era la vendita. Ebbene spero che i cittadini con un minimo di senso di qualità dei servizi si indignino come ho fatto io nei confronti di certi atteggiamenti.
Non sarebbe cambiato molto, la farmacia avrebbe acquisito una nuova cliente soddisfatta e non una giornalista furiosa!

In USA controlli di qualità di questo tipo sono frequenti, in Italia si sta cominciando a capire il valore del servizio ai clienti e grazie ai misteriosi MISTER X in giro per valutare gli esercenti, si cerca di recuperare il senso del giusto rapporto tra gentilezza, qualità e cortesia.

Personalmente non metterò mai più piede in quel locale, e dopo aver sentito vari vicini, pare che la simpatia lì, in quella farmacia, non sia di casa!

(La giornalista che non ne può più di scortesie gratuite)




domenica 6 marzo 2016

C'è un gabbiano nei mari del nord...


C'è un gabbiano nei mari del nord, solitario e libero. Si trastulla planando da una spiaggia all'altra, attraversando il gelido inverno dei Paesi Bassi...

C'è un gabbiano nei mari del nord che non si unisce in volo perché sa di non poter aspettare alcun altro gabbiano.


C'è un gabbiano nei mari del nord che passeggia scrutando l'orizzonte e non chiede di essere guardato, non chiede di essere seguito. 

È un sognatore. Osserva la linea sottile che taglia il cielo dal mare. Piange. Ma le sue lacrime si confondono con la spuma a riva. 


Quel gabbiano è l'animo mio, intrappolato in quei cieli freddi e tra i rami dei ricordi.

Vola verso la felicità e non votarti. A guardar giù si rischia di cadere per sempre.

C'è un gabbiano nei mari del nord e mi chiama ancora...

(Laura Papa)


FIORDALISO in partenza per l'Isola dei Famosi ricordiamo il suo Frikandò_intervista di Laura Papa



E mentre si prepara alla partenza per l'Isola dei Famosi, parliamo con Marina Fiordaliso del suo ultimo album: FRIKANDò...

Tra i brani segnaliamo: La Lupa e Male (sul tema della violenza sulle donne).



NON NASCONDERTI - DENUNCIA LA VIOLENZA



In bocca al lupo Marina Fiordaliso per questa nuova esperienza televisiva...


venerdì 6 novembre 2015


Rubare la felicità alle stelle

E

Scintillare

Per solo pochi minuti

Rubare il silenzio all'universo

Per assaporare la quiete dell'animo e del corpo...

Raggiungere Dio

un sol secondo,

Abbracciarlo

Per poi

Ricadere

Velocemente

Nel reale...

Ma quanto è bello

Sognare!



Sognare labbra di fragola

Pelle di alabastro

Gambe di mogano

Capelli di seta...

Tuffarsi nel mare della fantasia

Planando su nuvole di desiderio,

E correre,

Correre alla ricerca di te

Che ci sei,

Adesso,

Qui...


(Laura Papa)

mercoledì 14 ottobre 2015

Inseguendo Alda...

















Ho cercato la sofferenza come un gatto cerca le fusa,
ho inseguito il dolore come un prigioniero la propria libertà
ho amato un'utopia come Petrarca amò Laura,
ho inseguito un sogno come un bambino un aquilone...
E ho scoperto di essere onda
schiantandomi sulla riva
ho scoperto di essere sale
perso nell'oceano,
ho scoperto di essere penna
scarabocchiando la mia vita,
ho scoperto di essere me stessa
e ancora sbigottisco!


Laura Papa

giovedì 4 settembre 2014

V.I.L.(Very Important Life): AUDREY HEPBURN


"Sì mia madre aveva un segreto: MIA MADRE ERA TRISTE! 
Non si considerava sfortunata, non era certo triste per questo. 
La vita con lei era stata dura, ma buona. 
Mia madre era triste a causa di ciò che aveva visto succedere ai bambini del mondo".

Sean Hepburn Ferrer (figlio di Audrey)



Sul certificato di nascita il suo nome era Audrey Kathleen Ruston. Dopo la guerra, il padre, Joseph Victor Antony Ruston scoprì che i suoi avi avevano anche il cognome Hepburn e così lo fece aggiungere a tutti i documenti della famiglia. Audrey nasce il 4 maggio 1929 a Bruxelles. Ai tempi la famiglia (inglese) viveva in Olanda sotto l'occupazione nazista e sua madre Ella decise di modificare il nome della piccola in "Edda" per facilitare la compilazione dei documenti (allora scritti a mano) in caso di necessità sostituendo (Ella con Edda e viceversa). Ecco il perché alcuni biografi riportano il suo nome come Edda Van Heemstra.


"Se dovessi scrivere la mia biografia la incomincerei così: 
Sono nata a Bruxelles, in Belgio, il 4 maggio 1929... 
e sono morta sei settimane dopo"
Audrey Hepburn

A sei settimane di vita, infatti, Audrey prese la pertosse e la madre, di religione cristiana scintoista, non volle farla curare. Sempre più grave, un giorno, la bimba smise di respirare. La madre allora la prese a schiaffi e a sculacciate e alla fine la piccola si riprese. 
L'infanzia passata ad Arnherm, in Olanda, durante la seconda guerra mondiale. Fu un periodo di grande carestia e dolore. Gli Hepburn erano così poveri che i loro figli mangiavano biscotti per cani o bulbi di tulipani oppure pane verde poiché l'unica farina disponibile era quella dei piselli. Il legame con l'UNICEF (che molti anni dopo la vedrà come ambasciatrice) nasceva già dai tempi dell'occupazione tedesca, come lei stessa spiega:
"Ero in Olanda durante la guerra, durante l'occupazione tedesca, e trovare cibo era un problema. L'ultimo inverno fu il peggiore. Il cibo era sempre più scarso, e il poco che c'era andava alle truppe. C'era una bella differenza, naturalmente, tra morire di fame ed essere malnutriti, ma io avevo veramente poco da mangiare. subito dopo la guerra, l'organizzazione che diventò poi l'UNICEF venne a sostenerci insieme alla Croce Rossa, portandoci medicine, cibo e vestiti. Tutte le scuole vennero trasformate in centri di accoglienza. Io fui uno dei tanti bambini a beneficiare di questi immediati soccorsi. Conosco l'UNICEF da sempre".
L'Olanda subì una delle più lunghe occupazioni: fu, tra tutti i paesi europei, la prima ad essere invasa e tra le ultime ad essere liberata. Proprio ad Arnhem si combatté una delle battaglie per la liberazione da cui poi nacquero film come "Quell'ultimo ponte" (A bridge too far - 1977) di Richard Attenborough.
Anni dopo, il regista Terence Young (famoso per aver diretto i film di James Bond), durante le riprese del film "Gli occhi della notte", scoprì che la sua attrice Audrey era ad Arnhem, durante la guerra, dove lui andò a combattere per l'esercito Britannico, distruggendo la città. Attrice e regista diventarono amici e lui spesso scherzando diceva: "Ah se solo avessi mirato più a sinistra".


I genitori di Audrey erano entrambi di destra, filofascisti, ma solo perché veniva considerato socialmente elegante sostenere questo nuovo stile di governo. Invece Audrey, come molti bambini in guerra, aiutò la Resistenza con piccoli grandi gesti come, ad esempio, portare messaggi segreti nelle scarpe. I bambini erano solitamente meno controllati dai militari.
Il padre di Audrey durante la guerra andò in Inghilterra, poi agli arresti domiciliari sull'isola di Man e poi in Irlanda. Ma nessuno dei genitori della bella attrice sostenne mai l'Olocausto o la guerra.
Fu suo marito, Mel Ferrer, dopo moltissimi anni, a ritrovare il padre di Audrey attraverso la Croce Rossa e a concordare un incontro tra lui e la figlia a Dublino. All'epoca Mel e Audrey vivevano in Svizzera, presero l'aereo e finalmente, dopo così tanto tempo, padre e figlia si incontrarono. Fu allora che Audrey scoprì che quell'uomo che aveva lasciato la famiglia quando lei era piccolissima e che non si fece vivo per mandare alcun aiuto, ebbene quell'uomo era un invalido emotivo.
Dopo quell'incontro, lei lo mantenne sino alla morte, quasi come un desiderio di riscatto per quell'uomo che nella sua vita era stato praticamente inesistente. Quel padre così strano, dotato di tanti talenti, ma di poca fortuna. Amava cavalcare e pilotare alianti Joseph Victor Antony Ruston, la sua cultura era immensa, parlava ben 13 lingue. La sua figura segnò completamente la vita di Audrey che si legava incoscientemente a uomini con profonde cicatrici emotive.
Lei conosceva bene "LA FAME EMOTIVA CHE IL CIBO NON PUÒ ALLEVIARE" ed è quella che ritrovava negli occhi dei bambini incontrati tramite l'UNICEF.


"L'amore è azione. Non è solo parole e non lo sarà mai. 
Siamo nati con la capacità amare eppure dobbiamo svilupparla come faremmo con qualunque altro muscolo"
Audrey Hepburn


Fu dunque questa immensa sete di amore a far di Audrey Hepburn quel mito di delicata fragilità di cui gente di tutto il mondo si è innamorata.

Laura Papa
La giornalista leggendo la biografia del figlio Sean Hepburn Ferrer